Gli eroi tornano a Thule

Da Miniature Fantasy.
Versione del 20 apr 2016 alle 09:29 di Mavic O'Feele (Discussione | contributi)

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Dopo aver dato il cambio al suo assonnato compagno, Wood attese che tutto il gruppo fosse ripiombato nel sonno, stremato dalle fatiche fisiche e psicologiche della giornata, per cercare il posto migliore dove completare il suo turno di guardia. Avvicinatosi ad una vecchia quercia liberò la mente cercando di entrare in comunione con la musica della selvaggia natura circostante, ma come gli succedeva sempre più spesso negli ultimi giorni incontrò delle grosse difficoltà a rimuovere dai suoi pensieri le scene di sangue e morte che avevano popolato le sue settimane dalla notte dell'acqua e della terra. Già, la notte che aveva sognato per tutti i lunghi anni della sua giovinezza, quella in cui finalmente i guardiani del bosco riuniti in concilio avevano decretato la fine del suo addestramento e la sua maturità. La notte in cui si era accostato maggiormente alla Signora dei boschi. A differenza degli altri accoliti non aveva mai avuto un attimo di cedimento durante il durissimo apprendistato, e non aveva avuto particolari problemi a rapportarsi con i cinque elementi e con la multiforme vita della foresta: era la vita per la quale era nato e finalmente avrebbe potuto proteggere l'equilibrio perfetto della natura, lasciando che la vita e la morte, il cacciatore e la preda, portassero avanti l'eterno cerchio di Ehlonna. Ma qualcosa era andato storto. Il sommo anziano lo aveva scrutato con i suoi occhi velati dalla cataratta e gli aveva affidato il bastone, ma mentre i suoi compagni meno dotati rispondevano all'appello per vedersi affidate zone più o meno ampie di foresta, lui tardava ad essere chiamato finché non rimase l'ultimo accolito nella radura del Consiglio. E alla fine avvenne il peggio: non ci sarebbe stata nessuna vita nella foresta per lui, i suoi piedi dalla pianta dura come cuoio vecchio non avrebbero calpestato l'erba divenendo tutt'uno con madre terra ma strade lastricate dall'uomo, alle sue orecchie non sarebbero giunti i suoi familiari della vita del bosco, ma le urla sguaiate e i rumori della città, nel suo naso non odori di fiori e della terra bagnata dalla pioggia, ma fetore di umanità concentrata e chiusa fra mura di pietra che impedivano la vista del cielo e delle stelle. Perché i Guardiani avevano voluto punirlo? Questa era la domanda che si era fatto per tutti i giorni successivi: era stato inviato in una città della costa dove aveva incontrato dei nuovi compagni, e con loro aveva viaggiato per mare fino a Tamila, solo per trovare e liberare una donna e vedere la città cadere sotto le orde del Signore della Guerra dei Tartax, ma prima ancora a causa della cupidigia e della corruzione dell'animo umano. Anche i suoi compagni animali soffrivano come lui, e in città riaffioravano i ricordi della sua fanciullezza, quando aveva un nome che adesso ricordava a malapena. Cosa voleva da lui Ehlonna? Il quadro rimaneva oscuro, reso ancora più macabro dall'incontro con entità di cui aveva soltanto sentito parlare nei racconti e nelle leggende: le streghe, per non parlare del raggrinzito sciamano barbaro. La loro malizia era sconcertante, lo lasciava disorientato. Dopo la caduta di Tamila e l'incontro con tanta umanità sentiva fortissima la mancanza della solitudine, eppure aveva imparato ad apprezzare il coraggio, la forza e l'astuzia dei suoi nuovi compagni. Wood si riscosse dai suoi pensieri, e guardò verso la radura dove giacevano addormentati, riponendo con fiducia le loro vite nelle sue mani... avrebbe potuto abbandonarli a loro stessi, sarebbe stato facile e dopotutto non doveva nulla a nessuno di loro: mosse il primo passo allontanandosi dal campo, e dall'altra parte della radura il lupo inclinò di lato la grossa testa dal grigio pelo ispido e lo fissò con i suoi occhi gialli, obliqui ed enigmatici. Wood si avvicinò in silenzio al campo e prelevò senza difficoltà l'oggetto che avevano da poco recuperato in un tempio sconsacrato nel ventre di un vulcano: un oggetto del genere non sarebbe dovuto cadere in mano di uomini deboli, e i Signori della Foresta avrebbero saputo usarlo al meglio... forse lo avrebbero addirittura affidato a lui. E perché no? In fondo ormai era lui stesso un druido, e ultimamente aveva imparato molto. Si incamminò riponendo l'involto nella tasca interna vicino al cuore, ma come un lampo ebbe una certezza improvvisa, inspiegabile e irragionevole: quello che stava facendo era sbagliato. Le risposte a tutte le sue domande erano a Thule, la grande città dove tanto tempo addietro era stata sventata una minaccia capace di distruggere il mondo come lo aveva sempre conosciuto, e stando a quello che avevano scoperto e alla voce che sentiva nel vento il male stava per tornare ancora una volta ancora più poderoso e strisciante, come un'onda di marea. Quello che avevano vissuto in questi ultimi giorni era solo l'inizio di un disegno più ampio, che ancora non comprendeva: sapeva soltanto che si trovava ancora nel grande cerchio di Ehlonna e che, per quanto piccola e insignificante, anche la sua parte poteva avere un'importanza determinante nel tutto. Questo pensiero tranquillizzò Wood: si fermò e ruotò sul piede destro, accingendosi a rimettere a posto l'oggetto e svegliare i compagni. L'alba stava arrivando e Thule era vicina...

Contemporaneamente...

Il ragazzo si rialzò a fatica sputando un grumo di sangue e imprecando fra i denti traballanti: non si sarebbe arreso così facilmente davanti a tutti i suoi compagni di addestramento, non dopo aver sofferto così tanto per entrare nei cadetti del tempio, il corpo di guardia del Dio, uno degli ordini di preti guerrieri più prestigiosi di tutto il mondo fin dai tempi della Guerra degli Eroi. Il vecchio istruttore davanti a lui lo guardava disgustato, ma lui sapeva che era solo uno stratagemma per provocarlo facendogli perdere la concentrazione: avrebbe dimostrato quello che valeva, che nonostante la “macchia” del suo sangue Tartax era degno di entrare a far parte della guardia sacra della casata Illgurd. Si preparò ad attaccare di nuovo asciugandosi il sudore dagli occhi, ma quando messe a fuoco il suo avversario si rese conto che l'immagine era cambiata: davanti a lui c'era una donna meravigliosa che risplendeva di una bellezza innaturale, inumana, e che lo attirava a se. Avvicinatosi, lei si chinò sul ragazzo, ma proprio in quel momento la nuvola che oscurava il sole si spostò sospinta dal vento, liberando i raggi che illuminarono un volto femminile ora orrendo e ripugnante. Joaqim Indigo si svegliò di soprassalto reprimendo un urlo e si rese conto di aver sognato e di essere nella radura in cui si era accampato con i compagni di ritorno dalla spedizione a Greycliff: il nuovo giorno era all'inizio e Wood, il druido dei boschi che aveva fatto l'ultimo turno di guardia, appoggiava a terra uno degli zaini del gruppo. Durante la colazione intorno al fuoco Joaqim ascoltò distrattamente i discorsi intorno a lui, poi si rese conto di essere spossato: ancora una volta non era riuscito a riposare a causa degli incubi: eppure lui era un guerriero nato, in combattimento non aveva paura di nulla, le ferite e il sangue erano il suo pane quotidiano. Chiuse gli occhi e lentamente la stanchezza prese il sopravvento e i pensieri cominciarono a vagare per conto proprio: era uscito da quella che era stata la casa della sua fanciullezza, la caserma della casata Illgurd nella città di Thule, ormai da due anni. In questo periodo aveva combattuto nelle arene di varie città dell'ovest, affinando le sue capacità sul campo di battaglia... ormai aveva fatto l'abitudine ad essere disprezzato per le sue origini barbare, ma durante l'assedio di Tamila aveva scoperto che si, i suoi consanguinei per parte di madre erano rozzi, crudeli e incivili, almeno dal punto di vista occidentale, ma erano anche coraggiosi fino alla spericolatezza, avevano un gran cuore e dopotutto seguivano un diverso tipo di cultura, più vicina e attenta agli aspetti semplici, primordiali e più importanti della vita. Aveva combattuto contro di loro, ed era stato orgoglioso di aver sconfitto alcuni dei loro guerrieri, ma non disprezzava più il popolo Tartax, responsabile di tutte le angherie e gli scherni che aveva dovuto subire fin da piccolo dai suoi coetanei, anzi: una parte di lui lo spingeva ad approfondire le sue conoscenze sul popolo delle steppe. Pregò brevemente Akadi, la Dama dell'aria, Signora dei venti, ultimo retaggio della sua infanzia: ricordava vagamente un volto raggrinzito e raccapricciante che lo indottrinava in una grotta rischiarata dalla luce di un fuoco, ma questo era solo un frammento della sua memoria, che riaffiorava a volte come i pezzi di un mosaico in quelle antiche città abbandonate e in rovina che aveva visitato nei suoi viaggi. Sapeva soltanto che i membri della casata Illgurd avevano la chiave della sua memoria, ed era deciso a riprendersela ingraziandosi i loro favori con la forza del suo braccio... oppure, se questo non fosse bastato e non si fossero rivelati uomini di parola, anche contro la loro volontà. Joaqim riaprì gli occhi: nel campo la discussione era finita e per lui ed i suoi compagni era giunto il momento di rimettersi in marcia verso la grande città di Thule, dove la trama intricata di tutti i fili del destino si sarebbe finalmente dipanata.