Una caccia demoniaca
Raggar-Ko correva ormai da ore con foga a una velocità folle, ma non sentiva la stanchezza: questa – pensò – era una cosa strana anche per lui, un guerriero delle sconfinate steppe Tartax, terre dure e selvagge dove solo chi si abituava a sopportare il fardello di fatiche inumane per l'uomo civilizzato si guadagnava il diritto alla sopravvivenza. La questione rallentò il suo impeto solo per un istante, poi stranamente la lasciò cadere dalla sua mente come una cosa senza interesse. Per lui contava solo l'obiettivo, che bruciava vivido nella sua mente anche se ancora non era in grado di vederlo con i suoi occhi materiali: raggiungerlo più che uno scopo era una necessità fisica. Improvvisamente seppe che due dei suoi fratelli avevano raggiunto la preda e urlò di rabbia, accelerando ancora di più il passo, e così come lui fecero i compagni che gli correvano a fianco: doveva trovare un modo per rendere la via più veloce, e la linea retta verso l'obiettivo lo obbligava a lasciare la strada lastricata per inoltrarsi nella boscaglia, dove sarebbe stato rallentato. Eppure suo fratello di spada Blagor si dirigeva velocissimo verso quella direzione: d'istinto lo fece a sua volta, pensando a come fare per aggirare l'ostacolo, ma da qualche ora si era accorto di non essere più in grado di pensare chiaramente, e non si fece troppe domande. Una volta giunto a ridosso degli sterpi saltò e si accorse dopo pochi secondi che stava sorvolando la fitta boscaglia: tutto merito delle grosse e membranose ali da pipistrello che gli spuntavano dalla schiena: “Ali?” - si chiese - e subito in un lampo ebbe una visione di un vecchio raggrinzito vestito di un perizoma di pelle umana che gli poneva sulla folta chioma un elmo coronato, la corona del grande Khan, un sommo onore. Poi la memoria scomparve e all'improvviso l'unica cosa che contava era raggiungere quel gruppo di omuncoli, straziare le loro carni, spargere il loro sangue e banchettare con la loro anima urlante. Il Cambion ruggì di un sentimento simile alla gioia quanto avvertì che i suoi due avventati fratelli avevano fallito come aveva fatto la notte precedente il più veloce e stupido di loro: adesso la ricompensa sarebbe stata più dolce e forse, dopo tutto, anche la lotta gli avrebbe dato qualche piacere. Certo, gli uomini avevano dimostrato di essere abili, ma ormai erano feriti, stanchi e provati dai precedenti scontri. L'essere demoniaco che solo poche ore prima era stato un prode guerriero delle steppe Tartax si guardò intorno e vide che i fratelli volavano con lui, assaporando ogni momento che lo divideva da un'esistenza molto più piacevole: accelerò il ritmo delle sue grandi ali e urlò al cielo la sua boria: gli uomini erano ormai vicini, molto vicini...